
Eugenio Scalfari è un giornalista e scrittore italiano, nato a Civitavecchia il 6 aprile 1924. I campi principali dell'analisi di Scalfari sono l'economia e la politica, che trovano ampia sintesi in un punto di vista etico-filosofico: alcuni articoli dell'autore hanno dato avvio a battaglie ideologico-culturali, quali i referendum sul divorzio e sull'aborto. Punto forte dei suoi articoli del periodo recente è la lotta per la laicità e contro le ingerenze ecclesiastiche. Scalfari inizia al Liceo Mamiani di Roma, ma è a Sanremo (dove la famiglia si era trasferita temporaneamente), al liceo scientifico Cassini, compagno di banco di Italo Calvino, che compie gli studi liceali. La sua prima esperienza assoluta nel giornalismo è con "Roma Fascista", mentre è studente di giurisprudenza. Dopo la fine della seconda guerra mondiale Scalfari entra in contatto con il neonato partito liberale, conoscendo giornalisti importanti nell'ambiente. Nel 1950, mentre lavora presso la Banca Nazionale del Lavoro, diventa collaboratore prima al Mondo e poi all'Europeo di due personalità che spesso richiama nei suoi scritti: Mario Pannunzio e Arrigo Benedetti. Nel 1955 partecipa all'atto di fondazione del Partito Radicale. Nel 1963 passa al Partito Socialista Italiano con il quale è eletto nel consiglio comunale di Milano.
Nel 1968 Scalfari diventa deputato della Repubblica. Nel 1963 diventa direttore de L'espresso che in cinque anni arriva a superare il milione di copie vendute. Il successo giornalistico si fonde con il piglio imprenditoriale, dato che Scalfari dimostra di gestire anche la parte puramente organizzativa e amministrativa che sta alla base della sua attività. Nel 1968 pubblica insieme a Lino Jannuzzi l'inchiesta sul SIFAR che fa conoscere il tentativo di colpo di Stato chiamato piano Solo. Il Generale De Lorenzo li querela e i due giornalisti vengono condannati rispettivamente a 15 e a 14 mesi di reclusione, malgrado la richiesta di assoluzione fatta dal Pubblico Ministero Vittorio Occorsio, che era riuscito a leggere gli incartamenti integrali prima che il governo ponesse il segreto di stato. Ambedue i giornalisti evitano il carcere grazie all'immunità parlamentare loro offerta dal partito socialista italiano, che nelle elezioni politiche del 1968 consegue l'elezione di Scalfari a deputato e di Jannuzzi a senatore.
Nel 1971 Scalfari è tra i firmatari del documento pubblicato sul settimanale L'espresso contro il commissario Luigi Calabresi. Nel 1976 fonda il quotidiano la Repubblica, che debuttò nelle edicole il 14 gennaio di quell'anno. L'operazione, attuata con il gruppo L'espresso e la Mondadori, aprì una nuova pagina del giornalismo italiano. Il quotidiano romano, sotto la sua direzione, compie in pochissimi anni una scalata imponente diventando per lungo tempo il principale giornale italiano per tiratura (primato attualmente detenuto dal Corriere della Sera). L'assetto proprietario registra negli anni Ottanta consolidamenti della posizione dello stesso Scalfari e l'ingresso di Carlo De Benedetti, nonché un vano tentativo da parte di Berlusconi in occasione della "scalata" del titolo Mondadori, finito con il "lodo Mondadori" grazie all'intermediazione di Giuseppe Ciarrapico. Sotto la sua guida La Repubblica aprì il filone investigativo sul caso Enimont, che dopo due anni fu in buona parte confermato dall'inchiesta di "Mani pulite".
Contro Craxi, a differenza che con Spadolini e con De Mita, Scalfari s'era speso sin dall'inizio del decennio precedente, considerandolo l'archetipo della questione morale contro cui si scagliava l'anima della sinistra rappresentata da Berlinguer. Di questi invece elogia lo "strappo" con l'URSS in occasione del golpe polacco; pur restando essenzialmente estraneo alla tradizione comunista e rimanendo su posizioni legate all'intellettualità laica e alla tecnocrazia. In tal senso vanno lette alcune sue importanti iniziative, tutte sostenute per il tramite di "Repubblica": sponsorizza il "governo del Presidente" candidandovi il governatore della Banca d'Italia Carlo Azeglio Ciampi già negli anni Ottanta; indica al presidente Scalfaro la moralità indiscussa del commissario PSI a Milano Giuliano Amato come viatico per la sua scelta a premier nel 1992; apprezza Guido Rossi come commissario delle aziende travolte nel turbine di Tangentopoli.
Scalfari, padre del quotidiano la Repubblica e della sua ascesa editoriale e politico-culturale, abbandona il ruolo di direttore nel 1996, e a lui subentra Ezio Mauro. Non scompare dalla testata del giornale, poiché attualmente svolge il ruolo di editorialista dell'edizione domenicale. I suoi editoriali sono entrati oramai nella consuetudine del giornale, tanto da essere soprannominati - anche per la loro congrua lunghezza - "la messa cantata della domenica". Cura altresì una rubrica sull'espresso ("Il vetro soffiato"). Il 6 luglio 2007, sul "Venerdì", ha annunciato l'abbandono della sua storica rubrica "Scalfari risponde" dopo l'estate ringraziando i lettori per l'affetto ricevuto e gli stimoli da loro pervenuti per le sue riflessioni.
Gli è subentrato Michele Serra. Tiene su RaiSat Extra, ogni giovedì, dei colloqui con Giovanni Floris in cui approfondisce gli avvenimenti politici della settimana. Ha ricevuto varie onorificenze. A livello giornalistico ha vinto nel 1988 il Premio Internazionale Trento per "Una vita dedicata al giornalismo", nel 1996 il "Premio Ischia" alla carriera, nel 1998 il Premio Guidarello al giornalismo d’autore e, di recente, il premio "St-Vincent" 2003. L’8 maggio 1996 è stato nominato Cavaliere di Gran Croce dal presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro mentre nel 1999 ha ricevuto una delle più prestigiose onorificenze della Repubblica francese diventando Cavaliere della Legione d'onore. Il 5 maggio 2007 ha ricevuto la cittadinanza onoraria di Vinci.